Lola per noi

Autore : Ada Ascari
Anno di produzione : 2007
Casa Editrice : Lega Spi Cgil di Sesto Fiorentino
Genere letterario : Saggistica - Ambientale
Formato : Ebook




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Lola Mazzanti.
Chi era costei? Mi sentivo molto Don Abbondio mentre le compagne dello SPI pronunciavano per la prima volta questo nome, quasi due anni fa, quando il Coordinamento Donne cominciava a pensare all’organizzazione dell’8 marzo di quell’anno. Qualcuna ha informato le altre che Lola era morta e che con lei era scomparsa una grande donna.
C’è stato rammarico per il fatto che ormai non eravamo più in tempo a fare qualcosa per ricordarla, ma c’è stata anche la promessa che il gruppo avrebbe pensato a lei per la prima occasione che si fosse presentata.
Io continuavo a essere all’oscuro, forse l’avevo incontrata e incrociata nei lunghi anni della mia cittadinaza sestese, ma non ricordavo assolutamente chi fosse questa donna della quale tutti rammaricavano la perdita.
Chi l’aveva conosciuta parlava dei tanti scritti che aveva lasciato, della sua capacità di coinvolgere le persone che conosceva, della sua partecipazione al progetto della Banca dell’esperienza e della sua frequentazione di Mai dire vecchio.
Mi sono incuriosita, sono fondamentalmente curiosa, e ho buttato sul tavolo la proposta di raccogliere quello che aveva lasciato per farne un ritratto; per chi la conosceva ma anche per chi non l’aveva conosciuta. Io per prima.
Sono profondamente convinta che il lavoro sulla memoria, per la sua conservazione e trasmissione alle nuove generazioni, è importantissimo per una organizzazione come il Sindacato e in particolare per il Sindacato Pensionati. Avevo già condotto un piccolo assaggio di laboratorio con le volontarie del Coordinamento Donne dello SPI di Sesto, a cui appartengo, ed avevo visto quanto fosse stato essenziale per loro riflettere sull’importanza della scrittura e della raccolta delle storie di vita. L’otto marzo 2007 era stato organizzato nell’ottica della memoria condivisa, invitando Margherita Ianelli, splendida ottantenne a parlare del suo libro e Alba Orti responsabile del Progetto Memoria dello SPI. Era necessario quindi continuare su questa strada e l’occasione l’avevamo proprio qui in casa nostra, peccato che colei di cui volevamo parlare e che avremmo voluto ascoltare, non era più fra noi. Quante cose avrebbe potuto narrare Lola Mazzanti! Esperienze di vita, esperienze politiche, esperienze sindacali, esperienze di lavoro… tutto questo non poteva più essere colto dalla sua viva voce, ma la straordinarietà del personaggio aveva, senza che noi all’inizio lo sapessimo, provveduto a lasciare testimonianza.
Il Coordinamento Donne ha deciso che l’otto marzo 2008 sarebbe stato dedicato a Lola, e io ho cominciato a chiedermi se davvero era possibile ricostruire la sua storia e a mettermi sulle tracce dei ricordi che aveva lasciato.
Come Pollicino, che cerca le briciole di pane per trovare la strada, anche io ho cominciato a cercare le briciole che tutte le vite lasciano dietro di sé e la mia sorpresa è stata grande quando invece di briciole ho trovato frammenti, brani di vita, testimonianze e poi racconti e parole e ancora testimonianze tanto che diventava difficile fermarsi. Con rammarico a un certo punto ho dovuto mettere un punto perché premevano le scadenze, si doveva mettere insieme il materiale trovato, si doveva ricostruire una storia di vita.
Assieme alle donne del Coordinamento mi sono appassionata all’impresa, abbiamo lavorato come una squadra per raccogliere informazioni, copiare scritti, trovare testimonianze; abbiamo contattato chi la conosceva fino a che il ritratto ha preso corpo, si è fatto concreto, mi è diventata amica nelle sue sfaccettature della personalità di donna.
Una donna non è mai a tutto tondo; nella mia decennale esperienza con le storie di vita ho imparato che una donna è come un diamante sfaccettato in cui ogni faccia brilla e riflette un aspetto della sua vita, mantenendo però una unità e una lucentezza a volte accecante. É forse per questo che non si riescono a vedere i particolari e i ricordi diventano generici e si tende a dare la prevalenza ad un solo aspetto. Ciascuno vede il lato della gemma che è più facile vedere mentre basterebbe un piccolo spostamento uno sguardo obliquo per coglierne l’infinita complessità.
Donna lo è stata Lola, oh si! Contenta e consapevole dell’essere donna cresciuta in tempi difficili, donna coraggiosa, donna impegnata, donna lavoratrice, donna moglie innamorata, donna curiosa e attenta, donna interessata ai problemi delle altre donne.
La chiave che ha permesso di aprire la porta del suo cuore e che mi ha permesso di farla parlare in prima persona è stata il suo diario, alcuni quaderni che Lola ha continuato a scrivere per 40 anni; non lunghi discorsi, piccoli scritti, appunti, annotazioni sugli avvenimenti che riempivano il suo piccolo e grande mondo. Lola cittadina del mondo ci ha aperto la porta della sua casa di via Lazzerini e ce l’ha descritta.
Maria Giachetti, sua amica di una vita mi ha detto aprendomi il suo cuore: “Lola era una persona meravigliosa, Decisa, capace di tenere testa a tanti uomini all’interno del partito, ma non ha mai fatto venir meno la sua femminilità, ha curato sempre la sua famiglia. E’ riuscita a mantenere in equilibrio la sua vita pubblica e privata prestando sempre attenzione al marito, ai parenti, ai nipoti che amava come i figli che non aveva potuto avere. Nessuno ha mai potuto dire di essere stato trascurato, così come si prendeva cura degli affari pubblici, così si prendeva cura dei suoi cari”.
Soprattutto di Marino il suo adorato Marino, marito e compagno di vita, venuto a mancare troppo presto lasciando un vuoto che non è mai stato colmato.
A una prima lettura del diario mi sono stupita della laconicità dell’annuncio della sua morte. Poi leggendo altre cose che ha lasciato ho capito che a volte è troppo doloroso esprimere anche con una sola parola ciò che sta dentro il cuore e allora, si tace o telegraficamente si annota: “Quanto dolore!”, nascondendo dietro il pudore di due parole tutta la disperazione per un futuro di solitudine.
Lola era una donna malata, ma nonostante la sua malattia che l’ha a volte costretta a lunghe immobilità era una donna attiva. Leggeva, leggeva molto, la sua istruzione se l’era fatta da autodidatta, sui giornali che contribuiva a diffondere, ogni domenica con le compagne su e giù per le strade di Sesto, casa dopo casa, campanello dopo campanello a porgere l’Unità e quindi tornare al Partito per la consegna del ricavato. Unità, era una parola che non ritrovava solo sulla testata del suo giornale, ma soprattutto che ricercava con fermezza in tutto quello che faceva. Unità dei lavoratori, unità nel partito, unità nella sua famiglia, unità con gli amici e amiche.
Tante amiche: le poche della sua età che ancora abitano questo mondo la ricordano come una donna che sapeva tenere tutti uniti, che sapeva coagulare idee e azioni, sempre pronta a mettersi in gioco in prima persona a partecipare, a parlare a cercare di convincere senza però mai imporre.
Nel suo diario, specialmente verso la fine, molte croci punteggiano le righe; sembra quasi una ossessione il riferire le scomparse delle persone care che una dopo l’altra se ne vanno. Quando muore il marito di una amica sempre qualche parola ad accompagnarne la notizia: “anche lei è rimasta sola”. L’annuncio è sempre accompagnato dal ricordo di chi è rimasto quasi a sottolineare che condivide il dolore della perdita. Come dice lei stessa: “la solitudine è una brutta compagnia”.
Ma Lola non è mai rimasta veramente sola, anche se dentro la sua casa di via Lazzerini, viveva sola, fuori non lo era di certo. Gli ultimi anni della sua vita il gruppo di anziani di Mai dire vecchio e della Banca dell’Esperienza le sono stati vicini come una grande famiglia allargata. Tra le sue carte ho trovato riposti con cura i biglietti di auguri che le sono stati inviati per i suoi compleanni, nei suoi scritti la descrizione delle gite, dei soggiorni estivi, dei semplici pomeriggi trascorsi in via Giotto, seduta a capotavola, il posto che le spettava.
Ho detto che Lola era una donna attenta e lo era anche nelle spese di casa, In lei traspariva quella oculatezza derivata da una infanzia di privazioni, per questo forse era per lei necessario segnare sul suo quaderno, non solo gli avvenimenti ma anche i miglioramenti che poteva via, via permettersi per cambiare in meglio la vita all’interno della sua casa. La cucina americana nel 1951 e di seguito la radio a transistor, la televisione, il riscaldamento, la lavatrice… comodità che sono conquiste per una donna nata gli inizi del secolo scorso. Poi le annotazioni su piccoli lussi conquistati, la villeggiatura trascorsa a Porretta, il regalo da parte di Marino di un orologio d’oro, e degli orecchini e così via fino, verso la fine della sua vita, la spesa per un giaccone di pelliccia. Tutti acquisti segnati scrupolosamente sui suoi quaderni.
E arrivata alla fine della mia e dalla nostra ricerca posso dire di conoscere meglio Lola?
Certo ora so chi era, che cosa ha fatto, dove è vissuta, chi ha frequentato e ho tenuto fra le mani le sue fotografie, ma sono convinta di avere solo sfiorato la conoscenza della sua personalità. Quando si è dovuto dire basta alla ricerca, pressate dall’urgenza di dare alle stampe questo volumetto un grande rammarico e una consapevolezza sono rimasti dentro di me. Che per quanti sforzi si fossero fatti non si sarebbe potuto fare molto di più perché Lola se ne è andata e ha portato con sé la cosa più preziosa che possedeva, la sua mente viva ma soprattutto il suo grande cuore.

Ada Ascari